BADOLATO NEWS

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CLAN DI 'NDRANGHETA CHIEDE E OTTIENE DALL' IMPIEGATO GIACOMO GIOVINAZZO IL FASCICOLO DELL'AZIENDA VITTIMA DEL CLAN
19/05/2026
Cade oggi il settimo anniversario (19.05.2019-19.05.2026) dell’accesso agli atti illecito, consentito dal dirigente Giacomo Giovinazzo della Regione Calabria, in violazione della legge sulla privacy (Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196) il quale ha autorizzato l'accesso ai faldoni dell'azienda agricola dei baroni Gallelli di Badolato senza il loro consenso. L'accesso è stato concesso all’avvocato penalista Salvatore Staiano, in nome e per conto del suo assistito Francesco Larocca (condannato in via definitiva a 4 anni di reclusione per estorsione proprio nei confronti dei baroni Gallelli di Badolato, nonché fratello del genero del boss Gallelli Macineju, quest'ultimo attualmente detenuto per 'ndrangheta). Cosa cercava il penalista Salvatore Staiano, nel fascicolo aziendale dell'a ditta vittima del suo assistito? A cosa serviva mai...visionare il fascicolo aziendale dei baroni di Badolato? Forse codesto principe del foro di Catanzaro, pensava di trovare un biglietto, con su scritto: Francesco Larocca è innocente? Di fatto dopo il consenso di Giacomo Giovinazzo, a seguito delle richieste del 19 dicembre 2018 e del 27 febbraio 2019, il malavitoso Francesco Larocca, ha ottenuto la visione dei carteggi delle sue vittime, e si guardi il caso ...successivamente la Regione Calabria e ARCEA, hanno bloccato i finanziamenti comunitari ai baroni di Badolato, e richiesto inoltre la restituzione del finanziamento di un milione di euro ricevuto dall'Unione Europea nel 2001 per la piantumazione di ciliegi da legno su oltre 90 ettari. Piante purtroppo in partte perite a causa di incendi dolosi e pascoli abusivi, posti in essere dal detto clan (così come si legge nella sentenza Pietranera del 2023 che ha condannato definitivamente alcuni membri della detta 'ndrina). A causa di questi "provvedimenti" della Regione Calabria, i baroni Gallelli sono attualmente in causa contro ARCEA e la Regione Calabria). Vale poi...la pena di ricordare che nel corso degli anni, l'avv. Salvatore Staiano è stato coinvolto in alcune vicende giudiziarie o dichiarazioni di collaboratori di giustizia legate ad accuse di presunti aggiustamenti di processi o contatti informativi, vicende in parte archiviate o ritrattate. Non risultano tuttavia condanne che lo abbiano qualificato penalmente come appartenente o associato a organizzazioni mafiose. Nella documentazione autorizzata da Giacomo Giovinazzo ai mafiosi, si legge inoltre che i dipendenti Modaffari, Innocente e Curcio precisavano che la consegna delle pratiche da parte della signora Soluri era avvenuta senza un elenco di accompagno, con faldoni anonimi e privi di indicazioni. Solo grazie alle ricerche svolte dal sig. Catanzariti, anche presso l'archivio della Fondazione TERINA, in data 8 febbraio 2019 veniva individuato il faldone Gallelli e si avviava la procedura per soddisfare la richiesta di Francesco Larocca. Con la collaborazione dei suddetti impiegati della Regione Calabria, l'imputato Francesco Larocca è riuscito ad accedere a tutti i documenti relativi alla storica azienda agricola dei baroni di Badolato: dai permessi e le concessioni per i pozzi d'acqua e la piscina, ai contributi europei percepiti negli anni per le attività agricole, fino ai progetti e alla documentazione dell'agriturismo situato a Badolato, presso la tenuta di Pietranera. Dal medesimo faldone sarebbero poi spariti i disegni dei gabbioni in pietra sui quali, nel 2007, era stata autorizzata e costruita la sala dell'agriturismo della tenuta di Pietranera. Di fatto, attraverso l'operato degli impiegati regionali Domenico Modaffari, Maria Innocente, Giorgio Piraino, Francesco Curcio, Catanzariti e Soluri, un soggetto condannato per estorsione ha potuto visionare i faldoni aziendali delle sue vittime senza l'autorizzazione dei baroni Gallelli (proprietari dei documenti) e senza che vi fosse una successiva verifica sull'integrità del materiale riconsegnato dal Francesco Larocca. Secondo quanto indicato negli atti, tali elementi avrebbero fornito a Francesco Larocca gli strumenti per avviare azioni strumentali contro i baroni Gallelli di Badolato. Modus operandi mafioso, dato che il Larocca si è infatti attivato con esposti e segnalazioni presso vari enti — tra cui ARCEA, ASL, ASP, Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e Regione Calabria — strumentalizzando volta per volta la pubblica amministrazione contro i baroni Gallelli di Badolato, a scopo ritorsivo (nella classica mentalità mafiosa). Tali condotte sono state oggetto di diverse denunce depositate dagli avvocati dei baroni di Badolato contro il malavitoso Francesco Larocca (attualmente dipendente anche della Regione Calabria) e contro i responsabili che hanno favorito le richieste di un clan di 'ndrangheta. La vicenda rappresenta una bruttissima e scandalossissima pagina sul curriculum del dirigente Giacomo Giovinazzo e della Regione Calabria, sollevando gravi interrogativi sulle modalità di gestione e tutela dei dati riservati dei cittadini e delle aziende da parte degli uffici pubblici. La vicenda rappresenta una pagina buia e controversa nella gestione del dirigente Giacomo Giovinazzo e della Regione Calabria, sollevando gravi interrogativi sulle modalità di tutela e riservatezza dei dati di cittadini e imprese da parte della Pubblica Amministrazione Calabrese. A cura di Luigi Merante. Fonte: denuncia penale.

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